sabato 7 Marzo, 2026

Dopo Google? AI Overviews e il futuro incerto di siti web e SEO

Con l’introduzione di Google AI Overviews, la ricerca online sta vivendo una trasformazione epocale. Non è la prima volta che si annuncia la “fine della SEO” o la “morte di Google”, ma questa volta la rivoluzione ha una portata diversa: l’Intelligenza Artificiale non si limita a mostrare link, ma produce risposte dirette, mettendo in discussione l’esistenza stessa dei siti web come intermediari.

Molti editori e professionisti del digitale si chiedono: cosa accadrà al traffico organico, ai modelli di business basati sui referral e alla stessa utilità dei motori di ricerca?

I dubbi e le previsioni: spariranno siti web e SEO?

Il dibattito è acceso. Giorgio Taverniti (qui la fonte) ha ricordato una frase di Marco Quadrella: “Appena arriverà l’AI, le piccole news Google potrebbe crearsele da sole”. Un pensiero che oggi appare più concreto che mai.

Anche il filosofo Luciano Floridi ha sottolineato come l’AI sia già capace di sostituire articoli semplici, ma non la profondità di analisi di testate come The Economist. Tuttavia, Floridi non esclude che un giorno l’AI possa svolgere anche compiti complessi, fino a “fare un po’ tutti i lavori che oggi svolge una persona”.

Pietro Bonomo, in un post commentato da Taverniti, pone un interrogativo cruciale: “Perché dovrebbero esistere i motori di ricerca, e quindi i siti, se si possono ottenere dei riassunti privi di fonti e collegamenti?”.

La provocazione è forte, ma Taverniti rassicura: i siti non spariranno, e nemmeno la SEO. Secondo lui, così come TikTok non ha sostituito Google ma ha portato un nuovo tipo di ricerca, lo stesso accadrà con i modelli linguistici.

Ricerche ibride e nuovi scenari

Alessio Pomaro (citata sempre da Taverniti) evidenzia che motori di ricerca e modelli linguistici hanno obiettivi diversi, ma si stanno creando ibridi interessanti che uniscono selezione di risultati e riepilogo delle informazioni. Cita l’esempio di Perplexity.ai, mentre Mafe de Baggis segnala You.com, che affianca già una chat alla SERP.

In altre parole, non è realistico immaginare un mondo senza Google: piuttosto, convivranno più modalità di ricerca. Google stesso potrà integrare rapidamente le funzioni AI, scalando con facilità grazie ai suoi miliardi di query giornaliere.

The Economist e la ricerca del “post-Google”

Se i siti non spariranno, è vero però che molti editori stanno esplorando alternative. È il caso di The Economist, che non ha concesso i suoi contenuti in licenza a ChatGPT, ritenendolo un concorrente editoriale. Invece, ha scelto di espandersi su Substack, dove vede un pubblico potenziale vasto e interessato al giornalismo di dati.

Come ha spiegato Luke Bradley-Jones, presidente di The Economist, l’esposizione al calo dei referral da Google è inferiore rispetto ad altre testate, ma il tema resta centrale (qui la fonte). Su Substack (qui il canale di The Economist), gli abbonamenti sono gestiti con commissioni inferiori rispetto alle app store tradizionali, e i lettori possono accedere a newsletter gratuite o sottoscrivere piani premium con articoli esclusivi di data journalism.

Questa scelta dimostra come anche grandi brand editoriali stiano cercando strade alternative, preparandosi a un mondo post-Google, dove la dipendenza dal traffico organico non può più essere l’unico pilastro.

SEO e brand: il futuro passa dall’autorevolezza

La vera sfida, sottolinea Taverniti nella sua FastLetter, non è la scomparsa della SEO ma la sua evoluzione. Se i sistemi AI dovranno sempre più citare le fonti, i brand dovranno diventare essi stessi la fonte autorevole del proprio settore.

In un contesto in cui i contenuti generici potranno essere facilmente replicati da un modello linguistico, sarà l’unicità delle fonti, la profondità analitica e la riconoscibilità del brand a fare la differenza.

Conclusioni: un futuro senza certezze, ma con molte opportunità

Il futuro del web non è scritto. Google continuerà a esistere, ma le modalità di ricerca e di fruizione dei contenuti cambieranno radicalmente. Gli AI Overviews aprono scenari inediti, spingendo editori e aziende a non dipendere più esclusivamente dalla SEO tradizionale e dai referral.

Ciò che è certo è che i brand e i media dovranno evolvere: chi saprà unire tecnologia, autorevolezza e capacità di entrare nella cultura sarà in grado di prosperare anche nel “dopo Google”.

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