Khaby Lame, l’italiano che fa “crollare la borsa”: una storia incredibile tra AI e alta finanza.

Sembrava l’operazione simbolo della nuova economia digitale. Un creator da oltre 160 milioni di follower, un accordo da 975 milioni di dollari e un progetto basato su un digital twin AI capace, secondo le stime, di generare fino a 4 miliardi di ricavi. Oggi, a pochi mesi di distanza, quel deal è avvolto da dubbi, il titolo è crollato e non è nemmeno chiaro se l’accordo sia stato davvero completato.

L’intesa con Rich Sparkle Holdings aveva numeri fuori scala fin dall’inizio. Una società poco conosciuta, con ricavi limitati, che improvvisamente sigla un accordo vicino al miliardo con il creator più seguito al mondo.
Edward Klaris lo racconta senza giri di parole: “mi sono chiesto subito cosa fosse questa azienda… non aveva reali guadagni né una storia di accordi con creator”. Anche la struttura dell’operazione solleva interrogativi: un accordo basato interamente su azioni, quindi senza garanzie concrete di pagamento.
Nel giro di poche settimane, il valore di Rich Sparkle è crollato di oltre il 90%. Da una capitalizzazione miliardaria a poco più di 100 milioni. Alicia Weaver lo definisce “un caso da manuale… una valutazione da 975 milioni collassata senza conferme sulla chiusura dell’accordo”, con diverse piattaforme che hanno persino limitato la possibilità di scambiare il titolo.
Il dubbio è inevitabile: operazione industriale o meccanismo finanziario basato sull’hype?

Al centro di tutto c’è il digital twin AI di Khaby Lame. Un modello emergente, ma ancora senza un mercato consolidato. Le previsioni di miliardi di ricavi si scontrano con una realtà ancora incerta.
Scott Sutton è diretto: “fare una scommessa da 975 milioni su una tecnologia non provata è problematico”, sottolineando l’assenza di “flussi di ricavi tangibili”.
Il problema non riguarda solo questo caso. È l’intero settore degli avatar AI, dove le valutazioni crescono più velocemente delle prove concrete di sostenibilità. Alcuni lo paragonano alle prime fasi degli NFT, dove il valore era spesso scollegato dall’utilizzo reale.
Il caso solleva un tema più ampio. Henry Carter arriva a dire: “penso che tutto questo sia uno scam”, mentre altri osservatori parlano di dinamiche tipiche del “pump and dump”, cioè gonfiare artificialmente il valore per poi lasciarlo crollare.
Non ci sono prove che Khaby Lame fosse consapevole di eventuali meccanismi dietro l’operazione. Anzi, diversi segnali indicano un allontanamento: il creator ha rimosso riferimenti alla società dai suoi profili, mentre non esistono conferme ufficiali che abbia ricevuto le azioni promesse.
Il punto però resta. La creator economy sta entrando in una fase in cui i numeri crescono più velocemente delle regole. E quando si intreccia con finanza e AI, il rischio aumenta.

Un deal da quasi un miliardo che si svuota in pochi mesi non è solo una storia isolata. È un segnale di un sistema ancora instabile.

Quanto vale davvero un creator quando entra nella finanza?
Quanto vale un digital twin AI senza un mercato definito?
E soprattutto, chi controlla operazioni di questo livello?

La storia di Khaby Lame non dà risposte definitive. Ma mostra con chiarezza una cosa: quando hype, intelligenza artificiale e mercati finanziari si incontrano, il confine tra innovazione e rischio diventa molto sottile.

Fonti: The Wrap

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