
La partita tra editori e piattaforme digitali entra in una nuova fase. La Danimarca ha deciso di intervenire davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea a sostegno del Belgio nella causa che vede contrapposte alcune delle principali aziende tecnologiche mondiali alla normativa belga sul diritto degli editori.
Si tratta di uno dei procedimenti più importanti degli ultimi anni sul futuro del rapporto economico tra piattaforme digitali e informazione, perché potrebbe definire fino a che punto gli Stati membri possano imporre alle Big Tech il pagamento dei contenuti giornalistici utilizzati online.
La controversia riguarda l’articolo 15 della Direttiva europea sul Copyright nel Mercato Unico Digitale del 2019, che ha introdotto il cosiddetto diritto connesso degli editori di stampa.
La norma riconosce agli editori il diritto di ottenere una remunerazione quando le piattaforme digitali riutilizzano i loro contenuti. Il Belgio ha recepito questa direttiva con una normativa che, secondo Google, Meta, Spotify, Sony, Streamz e altre aziende coinvolte nel ricorso presentato nel 2023, andrebbe oltre quanto previsto dalla legislazione europea. La Danimarca sostiene invece la posizione del Belgio, ritenendo che tale interpretazione sia pienamente compatibile con il diritto dell’Unione.
L’intervento nasce dalla volontà di tutelare gli editori nazionali e di garantire che Meta e le altre grandi piattaforme paghino effettivamente per gli articoli di giornale e gli altri contenuti editoriali distribuiti attraverso i loro servizi.
Non si tratta quindi soltanto di una questione giuridica, ma anche di politica industriale: il governo considera strategico proteggere il settore dell’informazione nazionale. L’udienza è fissata per il 6 e 7 luglio davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La decisione non riguarderà esclusivamente il Belgio.
Poiché la Corte interpreta il diritto europeo per tutti gli Stati membri, la sentenza contribuirà a definire quali margini abbiano i singoli Paesi nel pretendere una remunerazione dalle piattaforme digitali per l’utilizzo dei contenuti editoriali.
Se dovesse prevalere la posizione delle aziende tecnologiche, gli Stati avrebbero meno strumenti per imporre accordi economici agli operatori digitali.
Al contrario, una vittoria del Belgio rafforzerebbe il potere dei governi nazionali e degli editori nelle trattative con le piattaforme.
Negli ultimi anni il confronto tra editori e Big Tech si è concentrato soprattutto sull’utilizzo degli articoli nei motori di ricerca e nei social network.
Oggi il dibattito si sta progressivamente spostando anche sull’intelligenza artificiale. Gli stessi archivi giornalistici utilizzati per la distribuzione delle notizie rappresentano infatti una delle principali fonti impiegate per l’addestramento dei modelli linguistici.
Per questo motivo la battaglia sul diritto degli editori assume un valore ancora più strategico: le regole che nasceranno da questa vicenda potrebbero influenzare non solo il rapporto tra piattaforme e stampa tradizionale, ma anche quello tra editori e sistemi di intelligenza artificiale.
L’intervento della Danimarca si inserisce in un contesto che, negli ultimi mesi, ha visto gli editori ottenere importanti riconoscimenti sul piano europeo.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è già espressa a favore della possibilità per gli Stati membri di prevedere strumenti che garantiscano una remunerazione equa agli editori e maggiore trasparenza nei rapporti con le piattaforme. La decisione attesa nei prossimi mesi rappresenterà quindi un ulteriore passaggio nella definizione delle regole che disciplineranno il valore economico dei contenuti editoriali nell’ecosistema digitale europeo.
Fonti: The Next web



