
Il Digital News Report Italia 2026 fotografa una trasformazione profonda: le persone continuano a informarsi più volte al giorno, ma sempre più spesso lo fanno attraverso creator, social network, YouTube e persino chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Per anni il dibattito sul futuro dell’informazione si è concentrato sulla capacità di attirare l’attenzione del pubblico. Oggi il problema sembra essere un altro: ricostruire la fiducia.
È questo il messaggio più interessante che emerge dal Digital News Report Italia 2026, lo studio realizzato nell’ambito della ricerca globale del Reuters Institute dell’Università di Oxford. I dati raccontano un Paese che non ha smesso di cercare notizie, ma che sempre più spesso le incontra lontano dalle testate tradizionali.
Gli italiani continuano infatti a informarsi con grande frequenza. Il 57% consulta le notizie più volte al giorno, uno dei valori più alti tra tutti i Paesi analizzati. Parallelamente però la fiducia nei confronti dell’informazione continua a diminuire e oggi si ferma al 32%, in calo rispetto all’anno precedente e sotto la media internazionale.
Un apparente paradosso che in realtà racconta un cambiamento profondo: le persone non stanno abbandonando l’informazione, stanno cambiando il modo di accedervi.
La novità più significativa del report riguarda il ruolo assunto dai creator e dai cosiddetti newsfluencer.
Oggi il 36% degli italiani dichiara di aver fruito di notizie attraverso creator di contenuti o singoli giornalisti nell’ultima settimana. Tra i giovani il fenomeno assume dimensioni ancora più rilevanti, raggiungendo il 66% nella fascia tra i 18 e i 24 anni e il 53% tra i 25 e i 34 anni.
Non è soltanto una questione generazionale e nemmeno un semplice spostamento verso forme di intrattenimento. Lo studio evidenzia come gli utenti apprezzino creator e influencer soprattutto per la loro capacità di spiegare i fatti, contestualizzarli e renderli comprensibili.
Per anni si è pensato che il successo di questi nuovi protagonisti della comunicazione fosse legato esclusivamente alla brevità dei contenuti. I dati suggeriscono invece qualcosa di diverso. Le persone non cercano necessariamente contenuti più brevi, ma contenuti più chiari.
In un ecosistema sempre più complesso e frammentato, chi riesce a tradurre la complessità in modo semplice conquista attenzione e credibilità.
Per il marketing e per il mondo dell’informazione questo è probabilmente il dato più importante dell’intero report: il creator non è più soltanto un testimonial o un intrattenitore. Sta diventando sempre più spesso un vero e proprio media.
La trasformazione emerge chiaramente anche osservando le fonti informative utilizzate dagli italiani.
Le fonti online raggiungono il 69% dell’utilizzo settimanale e ampliano ulteriormente il vantaggio sulla televisione, che scende al 62%.
I social media continuano a guadagnare terreno. Il loro utilizzo sale al 45% della popolazione e raggiunge il 22% come fonte principale di informazione, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti.
Eppure proprio sui social si registra uno dei livelli di fiducia più bassi dell’intero panorama informativo. Solo il 15% degli italiani dichiara infatti di fidarsi delle notizie incontrate sulle piattaforme social.
Un dato che conferma come consumo e fiducia non siano necessariamente collegati. Le persone continuano a utilizzare questi strumenti perché sono comodi, immediati e presenti nella vita quotidiana, ma mantengono un atteggiamento sempre più critico nei confronti dei contenuti che incontrano.
Tra le novità dell’edizione 2026 compare anche l’analisi dell’utilizzo delle Smart TV come strumento di informazione.
Quasi un italiano su due utilizza ormai il televisore connesso per informarsi. Ma il dato davvero interessante è che quasi la metà di questi utenti accede alle notizie principalmente attraverso YouTube e altre applicazioni video, non tramite i tradizionali canali televisivi.
È un segnale che racconta come stia cambiando il consumo dell’informazione audiovisiva.
Se i video brevi dominano piattaforme come Instagram, TikTok e Facebook, il televisore continua a essere associato a contenuti più lunghi e approfonditi. YouTube si sta ritagliando uno spazio sempre più importante proprio come luogo dedicato alla spiegazione e all’analisi, occupando progressivamente una funzione che in passato apparteneva quasi esclusivamente alla televisione tradizionale.
Per il momento l’intelligenza artificiale rappresenta ancora una nicchia.
Solo il 6% degli italiani utilizza chatbot per informarsi, ma il modo in cui vengono utilizzati è particolarmente interessante.
Gli utenti non si rivolgono principalmente all’IA per conoscere le ultime notizie, bensì per approfondire temi già incontrati altrove, chiarire dubbi o confrontare informazioni provenienti da fonti diverse.
Anche in questo caso emerge lo stesso bisogno che spinge il successo dei creator: comprendere meglio ciò che accade.
Non è un caso che la fiducia nelle notizie ottenute tramite chatbot resti ancora molto bassa, attestandosi al 16%. Tuttavia la crescita di questi strumenti dimostra che una parte del pubblico sta iniziando a considerarli come supporto all’interpretazione della realtà più che come semplice fonte di aggiornamento.
Il report racconta una trasformazione che va oltre il semplice calo della fiducia nei media.
Le persone continuano a cercare informazioni, continuano a dedicare tempo alle notizie e continuano a dimostrare interesse verso ciò che accade nel mondo. Ciò che sta cambiando è il percorso attraverso cui arrivano a quei contenuti.
Sempre più spesso il primo contatto con una notizia avviene tramite un creator, un video di YouTube, un social network, un motore di ricerca o un chatbot. Il brand giornalistico arriva dopo, quando arriva.
Per questo la sfida delle testate non è più soltanto produrre contenuti di qualità o pubblicare più rapidamente degli altri. È riuscire a mantenere riconoscibilità e autorevolezza in un ecosistema dove gli intermediari sono aumentati e dove la relazione con il pubblico passa sempre più attraverso piattaforme esterne.
Il Digital News Report Italia 2026 suggerisce una conclusione molto chiara: gli italiani non stanno smettendo di informarsi. Stanno cercando nuovi interpreti della realtà. E oggi, sempre più spesso, questi interpreti si chiamano creator, influencer, YouTube o intelligenza artificiale.
Fonti: Digital report 2026, scaricabile qui https://mastergiornalismotorino.it/progetti/digital-news-report-italia/



