
L’intelligenza artificiale entra sempre più nel mondo della musica, ma non senza tensioni. A lanciare l’allarme è Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, che in un’intervista ha espresso una posizione netta sul futuro del settore.
Agnelli (su Open) non mette in discussione il valore tecnologico dell’IA, ma il suo utilizzo.
«Ho sentito pezzi dove la mia voce sembra davvero la mia, fa paura», racconta.
Un’esperienza che apre a uno scenario più ampio:
«L’industria musicale toglierà di mezzo gli artisti, toglierà di mezzo i produttori […] e produrrà, massificandolo, un prodotto».
Il rischio, secondo l’artista, è una trasformazione radicale del sistema musicale: meno creatività, più produzione industriale, con contenuti generati per adattarsi agli algoritmi e ridurre costi e rischi.
Questa evoluzione non arriva dal nulla. Già con l’avvento dei social, la musica ha iniziato a trasformarsi in un prodotto sempre più veloce, standardizzato e guidato dai numeri. Un processo che i Prodigy avevano sintetizzato definendolo una sorta di “fast food musicale”. Un tema già affrontato anche su Donut News: L’intelligenza artificiale si inserisce in questa traiettoria, accelerando ulteriormente la logica della produzione scalabile e automatizzata.
Nonostante i timori, i dati attuali raccontano uno scenario più sfumato.
La musica generata dall’IA sta crescendo rapidamente in termini di volume, ma il suo impatto reale resta limitato.
Secondo quanto già tracciato in Donut News:
oltre il 30% dei nuovi brani caricati su alcune piattaforme nel novembre 2025 è generato da IA. Fino al 5% del catalogo totale è stimato essere sintetico, ma questi contenuti rappresentano meno dell’1% degli stream complessivi.
Il risultato è uno squilibrio evidente: molta offerta, ma ancora poca domanda reale.
Il punto sollevato da Agnelli riguarda quindi più il futuro che il presente.
Se oggi l’IA non sta sostituendo gli artisti in termini di ascolti, domani potrebbe cambiare le regole del gioco, soprattutto lato industria: «Non spendi, non rischi e guadagni», sintetizza, evidenziando l’attrattiva economica di modelli produttivi completamente automatizzati.
Il rischio, secondo questa visione, non è solo occupazionale, ma culturale: una musica sempre più efficiente, ma sempre meno significativa.
L’IA resta una tecnologia “straordinaria”, come la definisce lo stesso Agnelli. Ma, come per ogni rivoluzione tecnologica, la differenza la farà l’uso.
Il vero tema non è se l’IA entrerà nella musica — è già successo — ma come verrà governata:
- come verrà tutelata la creatività
- come verrà riconosciuto il diritto d’autore
- quale spazio resterà all’intervento umano
Oggi la musica AI non domina il mercato. Ma i segnali indicano una direzione chiara. Se la fase attuale è ancora sperimentale, la preoccupazione riguarda ciò che potrebbe accadere quando tecnologia, industria e modelli economici troveranno un allineamento più stabile.
E proprio qui sta il punto: non è ancora successo, ma potrebbe succedere.
Fonte: Open Online; Donut News.



