sabato 7 Marzo, 2026

AI, boom in Italia: vale 1,8 miliardi e ormai lavora con noi.

L’intelligenza artificiale non è più un fenomeno tecnologico, ma un elemento stabile della vita lavorativa italiana.
Nel 2025 il mercato dell’AI in Italia ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, crescendo del +50% rispetto al 2024, secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.

Un numero che fotografa un punto di non ritorno: un italiano su due oggi utilizza strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro.

Nelle grandi imprese, l’intelligenza artificiale è ormai una presenza quotidiana.
Il 71% delle aziende con oltre 250 dipendenti ha avviato almeno un progetto AI nel 2025. Tra le piccole e medie imprese, la percentuale scende all’8%, ma la diffusione cresce rapidamente.
La spinta arriva soprattutto dalle soluzioni di Generative AI, sempre più “ready to use”: l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti come Microsoft Copilot, ChatGPT Plus o Gemini Advanced, con un incremento del 31% in un solo anno.

Oggi in Italia si contano 1.010 aziende che offrono soluzioni e servizi basati sull’AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, soprattutto nei settori sanità, fintech e funzioni aziendali specializzate.

Il 47% dei lavoratori italiani utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale in azienda.
Tra questi, quattro su dieci dichiarano di risparmiare oltre 30 minuti per attività, e lo stesso numero afferma di riuscire a svolgere compiti che prima erano impossibili senza AI.
È un cambio di paradigma: la tecnologia non sostituisce soltanto, ma abilita nuove competenze.

La domanda di skill legate all’AI sta esplodendo. Nel 2025 gli annunci di lavoro che richiedono competenze in intelligenza artificiale sono aumentati del 93%, e nel 76% delle offerte per profili altamente qualificati queste competenze compaiono tra i requisiti.

“La grande crescita e l’entusiasmo impongono di fermarsi a ragionare”, ha dichiarato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio.
“È necessario passare dalla semplice adozione individuale dell’AI alla trasformazione strutturale delle organizzazioni. Servono dati ben organizzati, competenze diffuse e una cultura aziendale aperta alla sperimentazione”.

Solo il 9% delle aziende italiane ha una governance strutturata per l’intelligenza artificiale, con responsabilità chiare e principi etici integrati nei processi decisionali.
Un altro 54% si sta muovendo per creare una gestione centralizzata, anche in vista delle norme previste dall’AI Act europeo.

Oltre la metà delle imprese ha già avviato programmi di alfabetizzazione sull’AI, ma solo il 15% ha progetti concreti di adeguamento normativo.

Il quadro è chiaro: l’intelligenza artificiale non è più un esperimento, ma un’infrastruttura del lavoro italiano.
E se oggi entra nelle aziende per ottimizzare i processi, domani ne ridisegnerà la cultura, la produttività e — inevitabilmente — la responsabilità sociale.

Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano, Report 2026.

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