
Nonostante il boom dell’intelligenza artificiale, la maggior parte dei contratti tra brand e influencer continua a essere scritta senza clausole che regolino l’uso di strumenti generativi, i diritti d’autore o la tutela dell’immagine sintetica. Un vuoto legale che espone creatori e aziende a rischi concreti in termini di copyright e reputazione.
Diversi influencer (scrive Digiday) hanno confermato che, anche nel 2025, nessun aggiornamento contrattuale è stato introdotto per gestire l’uso dell’AI nei contenuti sponsorizzati.
Le clausole mancanti dovrebbero limitare l’utilizzo del nome, dell’immagine o della voce ricreata digitalmente, e vietare la pubblicazione di materiali generati artificialmente senza trasparenza.
Molti accordi si basano ancora su formulazioni generiche relative ai diritti d’immagine, senza considerare la possibilità che un creator venga replicato o modificato da sistemi generativi.
L’arrivo di piattaforme come Sora, in grado di produrre video realistici in pochi secondi, ha complicato ulteriormente lo scenario.
Per i brand, rappresentano un’opportunità per ridurre costi e tempi di produzione, ma aprono anche il rischio di violazioni sulla proprietà intellettuale.
Alcune agenzie — come Sway Group — hanno iniziato a introdurre divieti sull’uso di deepfake e contenuti sintetici. Altre aziende richiedono che l’influencer appaia in prima persona nei contenuti sponsorizzati, per garantire autenticità e trasparenza. Tuttavia, il mercato nel suo complesso rimane privo di regole uniformi.
Le controversie aperte tra grandi aziende — come Disney, Universal, The New York Times, OpenAI e Microsoft — mostrano quanto sia fragile il confine tra contenuti umani e generati da intelligenza artificiale.
Allo stesso tempo, piattaforme come Meta stanno acquistando licenze dai creator per addestrare i propri modelli AI, arrivando a pagare cifre milionarie per l’uso di immagini e voci sintetiche.
La mancanza di norme chiare genera un rischio crescente per brand, agenzie e creator. In assenza di policy dedicate all’uso dell’AI, è difficile controllare la diffusione, la modifica o la riproduzione non autorizzata dei contenuti digitali.
Il settore si sta muovendo verso l’inclusione di nuove clausole contrattuali che disciplinino:
- l’uso di strumenti di generazione automatica nei contenuti commerciali;
- la riproduzione digitale dell’identità di un creator;
- la trasparenza sull’origine sintetica dei materiali.
La vera sfida per il 2026 sarà costruire un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti, definendo un modello di proprietà intellettuale adattato all’era dell’intelligenza artificiale.



