sabato 7 Marzo, 2026

Aggiornamento SERP Google: Il 15% delle pagine top è sparito dai risultati di ricerca.

L’ultimo core update di Google, rilasciato a dicembre 2025, ha riscritto le regole della visibilità online. Secondo un’analisi condotta su 100.000 keyword in 20 settori diversi, il motore di ricerca ha ridisegnato le SERP globali con un impatto che pochi aggiornamenti precedenti avevano generato.

La statistica più brutale: quasi una pagina su sette che prima del rollout occupava la Top 10 è sparita completamente dalla Top 100.
Tradotto: siti ben ottimizzati, che fino a novembre dominavano i risultati, non sono più visibili per le stesse keyword. Un segnale chiaro: la stabilità in SERP è un’illusione. Google rivede continuamente chi “merita” di restare visibile — e in questa fase il concetto di best answer si è fatto più rigido e selettivo.

La rivoluzione non ha solo distrutto, ma anche premiato.
Circa il 13% delle URL oggi in Top 3 proveniva da oltre la ventesima posizione. In pratica, Google ha premiato i contenuti che meglio soddisfano l’intento di ricerca, anche se fino a poco tempo fa erano quasi invisibili.
Un segnale positivo per i siti emergenti: la qualità e la pertinenza possono ancora far scalare dieci o venti posizioni in un singolo aggiornamento.

Nonostante i terremoti, una costante resiste: l’età del dominio.
L’età media dei siti in Top 10 resta superiore ai 15 anni, mentre i domini “giovani” (meno di due anni) rappresentano meno del 2% dei risultati di vertice. La credibilità accumulata nel tempo — link, storico e reputazione — rimane una leva determinante.

Il grado di stabilità varia in base alla posizione:

  • Top 3: 33% delle pagine ha mantenuto la stessa posizione;
  • Top 10: solo il 16,9% stabile;
  • Top 20: 10,1%;
  • Top 100: appena il 3%.

Questo significa che Google gestisce la SERP per “livelli di fiducia”: più sei in alto, più l’algoritmo è sicuro di te. Le posizioni intermedie (dal 4° al 20° posto) restano un campo di battaglia in continua evoluzione.

L’impatto dell’update è stato fortemente settoriale:

  • E-commerce & Retail: il 23% delle Top 3 è composto da nuove URL, il settore più volatile.
  • Healthcare: solo 8% di variazioni nelle prime tre posizioni, il triplo di stabilità rispetto al commercio digitale.

Nei settori regolamentati (Your Money or Your Life), Google tende a mantenere i brand storici e autorevoli, mentre nei contesti più dinamici privilegia rilevanza e freschezza dei contenuti.

Lo studio ha confrontato i risultati pre-update (10 novembre 2025) e post-update (5 gennaio 2026) per 100.000 keyword analizzate da New York, USA, in 20 nicchie tra cui Business, Tech, Retail, Finance e News.

Per chi ha perso visibilità, la parola d’ordine è analizzare, non disperarsi.
Capire chi ti ha sostituito e perché è la chiave per riposizionarsi. L’aggiornamento non punisce: testa, misura e ricalibra.

Le core update non sono eventi isolati. Sono un processo costante di selezione e riadattamento. E la visibilità a lungo termine non appartiene ai più forti, ma a chi continua ad evolversi.

Fonte: Analisi SEO su 100.000 keyword in 20 settori

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