sabato 14 Marzo, 2026

Le carte fedeltà funzionano ancora (e funzionano benissimo per chi fa marketing). I dati Esselunga

Nonostante l’era digitale e l’ossessione per il “nuovo”, le carte fedeltà restano uno degli strumenti più efficaci nel marketing retail. Sì, i clienti ci guadagnano – premi, sconti, offerte – ma le aziende ci guadagnano molto di più.

Il meccanismo è semplice: incentivare la spesa ricorrente, raccogliere dati, profilare meglio i clienti, e aumentare la retention. Tutto questo a costi relativamente bassi, se paragonati al valore generato.

Il caso Esselunga

Con la carta Fidaty, Esselunga genera il 96% del suo fatturato da clienti fidelizzati. Investendo circa il 2% del fatturato in premi e sconti, ottiene una base clienti stabile, che spende di più e con maggiore frequenza. Il catalogo premi è parte del successo, ma il vero valore è nella raccolta e analisi dei dati.

L’iniziativa “Your EsseLover Year” (una sorta di “Spotify Wrapped” della spesa) ha mostrato quanto il brand punti sull’engagement personalizzato. Ma dietro l’apparenza leggera, c’è una strategia di targeting molto precisa.

I dati contano

Secondo SDA Bocconi (come cita Il Post), il 41% delle informazioni sui clienti arriva dalle carte fedeltà. Non si tratta solo di sapere cosa compra un cliente, ma quando, quanto spesso e in che contesto. Questo consente campagne più mirate e promozioni su misura. E soprattutto permette di prevenire l’abbandono, intervenendo prima che il cliente sparisca.

Conclusione

Le carte fedeltà non sono strumenti superati, ma leve strategiche per chi lavora nel marketing della GDO (e non solo). Se ben progettate, non servono solo a trattenere i clienti: servono a conoscerli davvero.

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