mercoledì 11 Marzo, 2026

L’Australia impone il divieto dei social ai minori di 16 anni: le piattaforme si adeguano entro il 10 dicembre 2025.

Meta, Snap e TikTok hanno annunciato che si conformeranno al nuovo divieto imposto dal governo australiano, che proibisce ai minori di 16 anni di possedere un account social. Il provvedimento entrerà in vigore il 10 dicembre 2025 e rappresenta un passaggio cruciale nel dibattito globale sulla tutela dei minori online.

I rappresentanti delle principali piattaforme – tra cui Instagram, Facebook, TikTok e Snapchat – hanno confermato la loro adesione alla normativa durante un’audizione parlamentare a Canberra, dichiarando di essere al lavoro per disattivare gli account non conformi e introdurre nuovi sistemi di verifica dell’età.

Alphabet, invece, tramite YouTube, mantiene una posizione più rigida, rifiutando la classificazione di “piattaforma social” attribuita dal governo e definendosi invece un operatore di streaming video.

Le sfide tecniche del divieto

Le piattaforme coinvolte hanno sottolineato la complessità dell’attuazione.
Mia Garlick, direttrice regionale delle policy di Meta, ha spiegato che la soglia dei 16 anni introduce difficoltà ingegneristiche inedite, poiché i sistemi di verifica attuali sono tarati su limiti anagrafici differenti, come i 13 o i 18 anni. Meta adotterà una combinazione di strumenti – tra cui video selfie e controlli automatizzati – per confermare l’età degli utenti e disattivare gli account non conformi.

Anche Snap, per voce di Jennifer Stout, vicepresidente senior per le policy globali, ha espresso preoccupazione sull’efficacia e sulla fattibilità tecnica del provvedimento, sottolineando che l’Australia si trova in un territorio normativo ancora tutto da esplorare.

TikTok, rappresentata da Ella Woods-Joyce, ha ribadito il suo impegno al rispetto della legge, pur esprimendo dubbi sul fatto che un divieto possa realmente aumentare la sicurezza dei minori online.

L’ombra dei rischi e delle sanzioni

Il governo australiano intende far ricadere sulle piattaforme la piena responsabilità di impedire la creazione di account da parte dei minori. In caso di violazione, le aziende rischiano sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani.
Nessuna conseguenza penale o amministrativa, invece, è prevista per i minori o per i loro genitori.

Durante le audizioni, le aziende hanno segnalato anche un rischio collaterale: che i ragazzi, esclusi dalle piattaforme ufficiali, possano migrare verso ambienti digitali meno sicuri e più difficili da controllare.

Un precedente che fa discutere

L’Australia sta quindi testando un modello di regolamentazione che potrebbe avere ripercussioni a livello globale. Il tema della protezione dei minori online è sempre più al centro del dibattito pubblico, e anche in altri Paesi – compresa l’Italia – si discute di proposte legislative per limitare o regolamentare l’accesso ai social dei più giovani.

Il 10 dicembre sarà il primo banco di prova per capire se la linea dura australiana potrà davvero conciliare sicurezza digitale, privacy e libertà d’espressione.

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