
Il 47% degli italiani individua nello stress da lavoro la principale causa di disagio mentale quotidiano. Subito dopo emerge un altro dato significativo: il 27% denuncia gli effetti negativi dell’iperconnessione.
I numeri emergono da un sondaggio promosso dall’Università di Udine in vista della quarta edizione di Collega-Menti 2026, il festival dedicato all’incontro tra discipline e saperi. L’indagine ha coinvolto 625 italiani tra i 18 e i 60 anni.
Il quadro descritto dalla ricerca è quello di una società che fatica sempre più a trovare equilibrio tra vita personale, lavoro e connessione continua.
La ricerca parla esplicitamente di persone “schiacciate da ritmi intensi, richieste di performance e connessione continua”.
È un passaggio centrale per capire come sia cambiato il rapporto con il lavoro negli ultimi anni.
Smartphone, email, sistemi di messaggistica istantanei e piattaforme collaborative hanno progressivamente esteso la reperibilità oltre i confini tradizionali dell’orario lavorativo.
La connessione permanente ha reso molto più sottile la separazione tra tempo professionale e tempo personale.
Fino a pochi anni fa il rapporto con la comunicazione era diverso. Telefonate e SMS avevano un costo diretto e le comunicazioni tendevano a essere più limitate e meno continue. Oggi, invece, notifiche, messaggi e aggiornamenti creano un flusso costante di interazioni digitali.
Secondo Eugenio Mazzarella, professore emerito di Filosofia Teoretica all’Università Federico II di Napoli, la “pressione performativa” manda le persone “fuori asse” nel rapporto con sé stesse e nella vita di relazione.
La tecnologia, in questo contesto, amplifica la sensazione di continuità operativa. Non soltanto per il lavoro in senso stretto, ma anche per la quantità di comunicazioni e stimoli digitali che accompagnano la giornata.
L’iperconnessione diventa così uno degli elementi che contribuiscono alla percezione di sovraccarico quotidiano.
La ricerca descrive inoltre una fragilità trasversale alle generazioni, segnale di un disagio che non riguarda più soltanto specifiche fasce d’età o categorie professionali.
Un altro dato significativo riguarda le strategie utilizzate dagli italiani per reagire allo stress.
Il 31% indica la natura come principale spazio di recupero dell’equilibrio, mentre il 29% trova sollievo nelle relazioni sociali. Inoltre il 57% degli intervistati chiede maggiori informazioni sul benessere psicofisico.
Sono dati che mostrano un bisogno crescente di rallentamento e disconnessione in una quotidianità sempre più segnata dalla velocità e dalla presenza costante delle tecnologie digitali.
Secondo il rettore dell’Università di Udine Angelo Montanari, oggi esiste una crescente difficoltà “non solo nel trovare equilibrio, ma perfino nell’immaginarlo”.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca: la connessione continua non rappresenta più soltanto un vantaggio operativo, ma sta modificando profondamente il rapporto tra lavoro, tempo personale e benessere quotidiano.
Fonti: Ansa



