
Dopo l’Australia, anche il Regno Unito sceglie la linea dura contro i social network. Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato che il governo intende vietare l’accesso alle piattaforme social a tutti i minori di 16 anni, con l’obiettivo dichiarato di proteggere bambini e adolescenti dai rischi sempre più evidenti della vita online.
Se il regolamento verrà approvato entro la fine dell’anno, come auspica il governo laburista, il divieto potrebbe entrare in vigore già nella primavera del 2027. Una decisione destinata ad alimentare un dibattito internazionale che coinvolge famiglie, scuole, governi e colossi tecnologici.
Per Starmer il problema non riguarda più soltanto la moderazione dei contenuti o la verifica dell’età. Il premier britannico ritiene che l’intero modello dei social network sia diventato incompatibile con la tutela dei minori.
Annunciando il provvedimento, il leader laburista ha spiegato di essere arrivato a questa conclusione anche come padre. Secondo Starmer, le piattaforme social non stanno offrendo ai ragazzi un ambiente sicuro e positivo, ma stanno contribuendo ad aumentare fenomeni come il cyberbullismo, l’isolamento sociale e i problemi legati alla salute mentale.
Il premier ha inoltre puntato il dito contro le logiche di funzionamento delle piattaforme, accusate di essere progettate per creare dipendenza attraverso strumenti come l’infinite scroll e i sistemi di raccomandazione algoritmica che spingono gli utenti a restare connessi per ore.
Uno dei nodi più delicati riguarda la definizione stessa di social network. Al momento nessun elenco ufficiale è stato pubblicato, ma il dibattito internazionale ruota attorno alle principali piattaforme utilizzate dagli adolescenti, come Instagram, TikTok, Facebook, Snapchat, X e Threads.
Più controversa appare invece la posizione di servizi come WhatsApp. Pur essendo formalmente classificato come social media, viene utilizzato quotidianamente da famiglie e scuole come strumento di comunicazione. Proprio per questo alcuni Paesi stanno valutando di escludere le applicazioni di messaggistica dalle eventuali restrizioni.
Il tema è particolarmente rilevante perché una parte consistente delle comunicazioni tra genitori e figli passa ormai attraverso questi strumenti digitali.
La Gran Bretagna non è il primo Paese a intraprendere questa strada. A fare da apripista è stata l’Australia, che nel 2025 ha approvato una delle normative più severe al mondo sull’utilizzo dei social da parte dei minori.
La legge australiana impone alle piattaforme di verificare l’età degli utenti e vieta l’accesso ai social network ai ragazzi sotto i 16 anni. Proprio quel modello viene oggi osservato con attenzione da numerosi governi occidentali che stanno valutando misure analoghe.
Il caso britannico si inserisce all’interno di una tendenza più ampia che sta coinvolgendo gran parte dell’Europa.
In Francia il Parlamento ha già votato a favore di un divieto per i minori di 15 anni e il presidente Emmanuel Macron ha più volte espresso l’intenzione di accelerarne l’applicazione.
Anche Slovenia, Portogallo e Spagna stanno discutendo provvedimenti simili, mentre Norvegia e Grecia stanno valutando possibili limitazioni all’accesso dei minori alle piattaforme social.
In Italia non esiste al momento un divieto generalizzato, anche se resta in vigore il limite dei 14 anni per l’iscrizione autonoma ai servizi digitali e il tema è entrato stabilmente nel dibattito politico.
L’annuncio di Starmer fa seguito ad una dura presa di posizione da parte delle aziende tecnologiche e dell’amministrazione americana.
YouTube ha criticato apertamente l’ipotesi di un divieto generalizzato, sostenendo che misure troppo rigide rischiano di spingere i giovani verso piattaforme meno controllate e meno sicure.
Anche Washington è intervenuta nella discussione. L’ambasciata statunitense nel Regno Unito ha presentato una memoria ufficiale nella quale vengono sollevate preoccupazioni sulla libertà di espressione e sugli effetti che nuove restrizioni potrebbero avere sulle aziende tecnologiche americane.
La replica del governo britannico non si è fatta attendere. La ministra per l’Innovazione e la Tecnologia, Liz Kendall, ha ribadito che ogni decisione sarà presa esclusivamente nell’interesse dei bambini, delle famiglie e della società britannica.
Al di là dello scontro politico, il dibattito mette al centro una questione ormai globale. Sempre più governi ritengono che l’impatto dei social network sulla salute mentale dei più giovani sia diventato un problema di interesse pubblico.
Dopo anni in cui smartphone e piattaforme digitali sono stati considerati strumenti inevitabili della crescita, la percezione sta cambiando rapidamente. L’Australia ha già scelto la strada del divieto. Il Regno Unito sembra pronto a seguirla. E il resto d’Europa osserva con crescente attenzione quello che potrebbe diventare uno dei più importanti esperimenti normativi dell’era digitale.
Fonti: Ansa 1, Ansa fonte 2.



