Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la sua intenzione di vietare completamente l’accesso ai social media per i minori di 15 anni. La Francia è pronta a procedere anche senza un’intesa europea, spinta da un crescente allarme sociale e da episodi di cronaca che riaccendono il dibattito sull’impatto delle piattaforme digitali sui più giovani.
Durante un’intervista televisiva, Macron ha rilanciato l’idea di un divieto totale per gli under 15, collegandolo al recente omicidio di un assistente scolastico per mano di uno studente quattordicenne. Un fatto che, secondo il presidente, conferma la necessità di interventi urgenti sul piano educativo e digitale.
La Francia aveva già approvato nel 2023 una legge che prevedeva il consenso dei genitori per i minori, ma non è mai entrata in vigore per mancanza del decreto attuativo e per le difficoltà tecniche legate alla verifica dell’età. Ora, l’obiettivo è introdurre regole più chiare e incisive, anche in assenza di una strategia comune a livello europeo.
Gli altri paesi.
Australia: divieto totale sotto i 16 anni
Nel novembre 2024 l’Australia ha approvato una delle leggi più restrittive al mondo in materia di social media. A partire dal 2025, sarà vietata la creazione di account per i minori di 16 anni, senza possibilità di eccezioni, nemmeno con il consenso dei genitori. Le piattaforme come TikTok, Instagram, Facebook e X saranno obbligate a impedire l’accesso, con sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani per violazioni sistematiche.
Il governo sta testando vari sistemi per verificare l’età degli utenti, tra cui strumenti biometrici e riconoscimento facciale. Tuttavia, i dettagli tecnici del meccanismo di controllo non sono ancora stati definiti.
Cina: restrizioni basate sull’età e tecnologie di riconoscimento
La Cina ha introdotto nel 2021 un sistema a fasce d’età per limitare l’uso dei social media da parte dei minori. I bambini sotto gli 8 anni possono usare le piattaforme per un massimo di 40 minuti al giorno, quelli tra gli 8 e i 15 per un’ora, e i ragazzi tra i 16 e i 18 anni per due ore. È inoltre vietato l’uso notturno, tra le 22:00 e le 6:00.
Le aziende digitali, come Tencent e ByteDance, sono obbligate a utilizzare sistemi di riconoscimento facciale e a collegare gli account al sistema di identificazione nazionale per garantire il rispetto delle norme.
Norvegia: proposta per alzare l’età minima a 15 anni
Nel giugno 2025, la Norvegia ha proposto di alzare da 13 a 15 anni l’età minima per accedere ai social media. La proposta nasce dalla constatazione che il limite attuale, fissato dalle stesse piattaforme, viene spesso ignorato.
Il governo intende affidarsi al sistema nazionale di identificazione digitale, BankID, già utilizzato per servizi bancari e pubblici. Non è ancora chiaro, però, come questo strumento sarà adattato per l’accesso alle piattaforme social.
Stati Uniti: approccio frammentato e controverso
Negli Stati Uniti non esiste una normativa federale, ma alcuni Stati si stanno muovendo con leggi proprie. In Florida, l’accesso ai social è vietato ai minori di 14 anni, mentre per i ragazzi tra i 14 e i 15 anni è richiesto il consenso dei genitori. Le sanzioni per le piattaforme possono arrivare a 50.000 dollari per ogni violazione.
Lo Utah ha adottato una strategia diversa, imponendo alle piattaforme la responsabilità per eventuali danni alla salute mentale dei minori legati all’uso degli algoritmi. In entrambi i casi, le piattaforme devono usare strumenti di verifica dell’età gestiti da terze parti.
Tuttavia, diversi provvedimenti statali – come quelli in Arkansas e Ohio – sono stati temporaneamente bloccati da tribunali federali per timori legati alla libertà di espressione e ai diritti costituzionali garantiti dal Primo Emendamento.
Una questione aperta
Il dibattito sull’età minima per accedere ai social media è sempre più centrale nel confronto pubblico globale. La richiesta di regolamentazione cresce, ma rimangono ostacoli pratici: primo fra tutti, l’effettiva capacità di verificare l’età degli utenti in modo sicuro, rispettando al tempo stesso la privacy e i diritti digitali.
Il 2025 potrebbe segnare un punto di svolta per le politiche digitali dedicate ai minori, con un numero crescente di Paesi pronti a introdurre limiti più stringenti. Resta da vedere se l’Europa riuscirà a trovare una posizione comune o se prevarrà la frammentazione nazionale.



