
Sei milioni di account rimossi. Ogni mese.
È questa la cifra che TikTok ha reso pubblica nel suo ultimo report, un dato che fotografa con precisione la portata del problema: l’invasione dei minori sotto i 13 anni sulle piattaforme social.
Un esercito invisibile di utenti che non dovrebbero esserci, ma che continuano a trovare modi per aggirare i controlli, spesso con la complicità involontaria delle famiglie.
Per TikTok — e per tutto il settore — diventa così urgente una domanda: come si garantisce la sicurezza dei più giovani senza trasformare internet in una fortezza.
In un documento pubblicato a inizio ottobre, TikTok ha illustrato le sue nuove strategie di rilevamento dell’età, spiegando di aver integrato sistemi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere utenti under 13 analizzando linguaggio, comportamenti e contenuti.
“Usiamo un approccio multilivello per confermare l’età o individuare quando qualcuno potrebbe non essere quella che dichiara,” scrive l’azienda.
Già testata nel Regno Unito, la tecnologia verrà presto estesa all’Unione Europea.
TikTok sostiene che, grazie a questo sistema, ogni mese vengono rimossi circa 6 milioni di account di minori non autorizzati.
Un numero impressionante che, pur evidenziando l’efficacia del sistema, solleva interrogativi inquietanti:
- Quanti minori riescono comunque a rimanere sulla piattaforma?
- E, soprattutto, quante ore di attenzione giovanile alimentano ogni giorno l’algoritmo più potente del mondo?
Un problema globale che l’Europa prova a gestire
La mossa di TikTok arriva in un contesto di crescente tensione internazionale.
Negli Stati Uniti, la città di New York (qui la fonte) ha appena avviato una causa da 300 pagine contro Meta, Alphabet, Snap e ByteDance, accusandole di aver progettato piattaforme “che creano dipendenza” e danneggiano la salute mentale dei minori.
In Europa, la situazione è altrettanto incandescente.
Francia, Grecia, Spagna e Danimarca stanno discutendo leggi che limitano l’accesso ai social ai minori di 15 o 16 anni.
E l’Italia non vuole restare indietro (ne parla anche SocialMediaToday).
Italia: due disegni di legge per fissare l’età digitale
A Roma, sono attualmente in discussione due proposte di legge che affrontano il tema dell’età minima sui social network.
- Il primo disegno di legge, promosso dalla Lega, vieterebbe l’iscrizione ai social sotto i 14 anni, estendendo il divieto anche alle app di messaggistica come WhatsApp, Telegram e Signal. Dai 14 ai 16 anni, l’accesso sarebbe consentito solo con autorizzazione genitoriale.
- Il secondo, di natura bipartisan, alza la soglia a 15 anni e affida all’Agcom la vigilanza sull’attuazione e la pubblicazione di report annuali.
Entrambe le proposte prevedono l’introduzione di sistemi di verifica dell’età digitale, probabilmente integrati con il portafoglio digitale europeo in fase di sviluppo.
Ma finché questo sistema non sarà operativo, le piattaforme resteranno libere di auto-regolarsi — e la distanza tra le regole e la realtà continuerà ad allargarsi.
Un dibattito tra sicurezza, privacy e business
Il punto critico non è solo etico, ma anche economico.
I social network vivono di attenzione e profilazione, e la fascia under 18 è tra le più attive e redditizie in termini di tempo di permanenza.
Ogni minuto trascorso da un adolescente online è un micro-dato comportamentale che alimenta pubblicità, algoritmi e strategie di engagement.
Limitare l’accesso dei minori significa interrompere questo flusso di dati — e quindi ridefinire il modello di business di piattaforme nate per crescere sull’engagement costante.
Per i brand e i marketer, si apre così un nuovo scenario:
- il target giovanile diventa sempre più protetto,
- la pubblicità rivolta ai minori è sempre più rischiosa,
- e la comunicazione dovrà imparare a passare attraverso genitori, istituzioni e contesti educativi.
Il risultato di queste trasformazioni è l’emergere di una nuova tendenza: il parental marketing.
Non più messaggi diretti ai ragazzi, ma strategie che costruiscono fiducia con le famiglie e valorizzano la sicurezza, la trasparenza e il benessere digitale.
Nel futuro prossimo, il marketing più efficace non sarà quello che conquista i ragazzi, ma quello che rassicura i genitori.
In sintesi
- TikTok rimuove 6 milioni di account under 13 al mese grazie a nuovi sistemi di intelligenza artificiale.
- Il dato evidenzia la diffusione massiccia dei minori sui social e l’urgenza di regole condivise.
- Italia, Danimarca e altri Paesi europei stanno lavorando a nuove leggi per fissare soglie d’età e sistemi di verifica.
- Per i brand, si apre una nuova era di marketing responsabile, in cui sicurezza e fiducia diventano parte integrante della strategia.
Il numero è impressionante, ma ancora più impressionante è la domanda che solleva: se TikTok riesce a rimuovere 6 milioni di minori al mese, quanti restano invisibili dietro lo schermo?



