mercoledì 11 Marzo, 2026

Instagram negli ultimi 10 anni è cambiato enormemente: lo studio davvero interessante sulla piattaforma.

Nel 2026, Instagram entra ufficialmente nell’era del “synthetic everything”.
Il capo della piattaforma, Adam Mosseri, ha annunciato l’intenzione di modificare gli algoritmi per dare più spazio ai contenuti originali e ridurre la presenza di “AI slop” — il mare di immagini e video generati artificialmente che ha invaso i feed globali.

Una mossa che, secondo molti osservatori, rappresenta l’ennesima trasformazione di una piattaforma che, nel corso dell’ultimo decennio, ha cambiato radicalmente il modo in cui percepiamo l’immagine, l’autenticità e perfino la realtà online.

Uno studio su dieci anni di post pubblicati dal profilo dell’Australian Associated Press (@australianassociatedpress) — quasi 2.000 pubblicazioni e oltre 5.000 contenuti analizzati — rivela quanto profondamente Instagram sia mutato tra il 2015 e il 2025.

Instagram nacque nel 2010 imponendo un formato rigido: la foto quadrata.
Oggi, quel vincolo è solo un ricordo. L’analisi mostra che l’84,4% dei post del 2025 è in formato verticale, un segno evidente dell’adattamento ai display mobili e dell’influenza dei video brevi sul linguaggio visivo della piattaforma.

Anche la struttura dei post è cambiata: i caroselli multimediali dominano la scena.
Se nei primi anni il profilo AAP pubblicava solo singole immagini, nel 2025 l’85,9% dei contenuti è composto da caroselli, formati che mescolano foto, grafiche, testi e brevi video.
Dal 2013 con i video, al 2016 con le Stories e al 2020 con i Reels, Instagram ha progressivamente spostato il baricentro dalla fotografia al racconto audiovisivo continuo.

L’immagine “pulita” e curata, simbolo dell’Instagram originale, è stata sostituita da composizioni multimodali, dove testo e immagini convivono in un unico linguaggio visivo.
Sottotitoli, citazioni, schede informative e micro-narrazioni visive occupano oggi la maggior parte dei post: nel 2025, l’84,4% delle pubblicazioni contiene testo sovrapposto, contro meno del 10% solo due anni prima.

Anche le abitudini degli utenti si sono adattate all’algoritmo.
Dai like nascosti nel 2019 — una scelta che Instagram presentò come un modo per ridurre la pressione sociale — fino alla pratica di spostare gli hashtag nei commenti per migliorare la visibilità, ogni gesto ha ridefinito il modo di comunicare.
Nel 2021 la piattaforma ha poi concesso agli utenti di scegliere se mostrare o meno i propri “mi piace”, segnando la fine del like come valuta universale dell’approvazione online.

Dal 2020 con l’introduzione della Shop Tab, Instagram è diventato un vero marketplace.
Oggi, tra post sponsorizzati, annunci e suggerimenti automatici, fino alla metà dei contenuti che scorriamo ogni giorno è frutto di investimento pubblicitario.
Il confine tra intrattenimento e consumo si è assottigliato fino quasi a sparire.

Dal 2016, quando introdusse il feed algoritmico, Instagram non mostra più i post in ordine cronologico ma in base a ciò che “pensa” ci interessi di più.
Nel 2023 ha poi lanciato ricerca e profili potenziati dall’AI, fino a funzioni sperimentali come la creazione di immagini da messaggi diretti.
Mosseri ora promette una nuova inversione di tendenza: restituire visibilità alla creatività umana e ridurre il rumore del contenuto artificiale.
Resta però il dubbio: quanto davvero Instagram vorrà rinunciare alla potenza di engagement che l’AI garantisce?

Guardando il quadro generale, emerge un dato inconfutabile: le piattaforme social stanno convergendo.
Stesse funzioni, stesso linguaggio verticale, stessi codici visivi.
In questa omologazione digitale, la sfida del 2026 sarà una sola: riportare autenticità in un feed sempre più sintetico, dove distinguere ciò che è reale da ciò che è generato da un algoritmo diventa ogni giorno più difficile.

Fonte: analisi pubblicata nel gennaio 2026 sull’evoluzione di Instagram in Australia, basata su dieci anni di contenuti dell’account @australianassociatedpress.

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