Crolla la credibilità di politici e soprattutto influencer: quindi, dei social. I dati Ipsos Italia.

Il Global Trustworthiness Index 2026 è più di un indicatore sullo stato di salute delle categorie: è un faro che ci permette di conoscere in anticipo quali sono i professionisti e le attività meno affidabili.
Secondo lo studio, che si basa su 23.537 adulti online di età inferiore ai 75 anni, intervistati tra il 19 giugno e il 3 luglio 2026 in 31 Paesi, i peggiori in assoluto in Italia sono politici e influencer.

La crisi della fiducia non è solo italiana

Se in Italia il 65% considera «inaffidabili» i politici (e solo il 12% li ritiene «affidabili»), in Germania, Regno Unito e Stati Uniti siamo al 67%, in Francia si arriva al 72%, in Spagna al 75%. In Romania addirittura all’83%. La crisi della rappresentanza, insomma, non è un’esclusiva nazionale: i politici sono in assoluto la categoria meno affidabile per i cittadini in quasi tutto il mondo. Lo dice una ricerca globale di Ipsos sulla fiducia nelle categorie professionali, condotta in 31 Paesi a giugno e pubblicata ieri.
Secondo il «Global Trustworthiness Index 2026», però, c’è una categoria che in alcuni Paesi riesce a fare persino peggio: gli influencer. In Italia ne diffida il 66%, mentre solo il 13% li considera affidabili. Se la sfiducia verso la classe politica mina i meccanismi della rappresentanza, anche il mondo della comunicazione non gode quindi di grande salute.
In fondo alla classifica di affidabilità troviamo, oltre ai ministri con il 15%, i pubblicitari (15%) e la new entry di questa edizione dell’indagine Ipsos: i chatbot, gli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT o Claude. Solo il 20% degli italiani li considera affidabili.

Quindi?

La crisi degli influencer è nota da tempo: molti dei più grandi sono scoppiati (vedi il caso Balocco/Ferragni), mentre i più piccoli, anche a causa dei cambiamenti degli algoritmi dei social, stanno avendo grossi problemi di posizionamento.
Resiste chi è davvero vero, ma risulta sempre più difficile trasmettere verità rimanendo dietro a uno schermo. Una crisi, quindi, che coinvolge anche i social in sé. Ovviamente i social continueranno a vivere, ma i detrattori aumenteranno, così come sono aumentati quelli degli influencer.
Sui politici vale la stessa questione: chi non riesce a trasmettere verità, chiarezza e affidabilità, non solo sul video ma anche nella vita reale, rischia di avere un crollo di credibilità.
Ne vedremo delle belle.

Fonti: https://www.ipsos.com/en/ipsos-global-trustworthiness-index-2026

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