
Il linguaggio dei social cambia, ma non del tutto. Secondo il Global Creator Commerce Study pubblicato da impact.com ed eMarketer nel marzo 2025 (qui la fonte), i video brevi sono oggi il formato più amato dagli utenti di tutto il mondo, ma le immagini mantengono un ruolo importante: segno che la cultura visiva nata con Instagram e prima ancora con la fotografia digitale continua a influenzare il modo in cui le persone comunicano online.
Lo studio, condotto su oltre 2.600 utenti maggiorenni attivi nel seguire o interagire con creator e influencer in otto Paesi (tra cui Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada, Australia, Singapore e Cina), mostra che il 63% degli utenti globali preferisce i video brevi, come Reels, Shorts o TikTok. In Cina la percentuale raggiunge il 77%, seguita da Australia (65%) e Singapore (63%).
A seguire si trovano i video lunghi (44%) e i contenuti fotografici statici (42%), ancora centrali nella dieta mediatica di molti utenti. Le dirette streaming si attestano al 29%, mentre i contenuti testuali si fermano al 23%. Formati audio e immersivi, come podcast e realtà aumentata, restano marginali (rispettivamente 19% e 8%).
La fotografia che emerge è chiara: le piattaforme digitali sono ormai dominate da contenuti visivi e dinamici, ma l’immagine fissa continua a essere un linguaggio riconoscibile, immediato e rassicurante.
Nel nostro Paese, il 57% degli utenti social dichiara di preferire i video brevi, ma il 44% continua a scegliere le immagini statiche come formato preferito. È un dato che mostra come l’Italia — Paese dalla forte cultura estetica e fotografica — mantenga un legame con i linguaggi visivi più tradizionali.
Subito dopo, si trovano i video lunghi (38%) e le dirette streaming (29%), mentre i contenuti testuali (22%) e audio (15%) restano meno centrali. Solo il 5% manifesta interesse per la realtà aumentata o virtuale.
In sostanza, gli italiani amano i video, ma non abbandonano le immagini. La transizione alla “snack culture” dei social è evidente, ma non totalizzante: convivono il nuovo paradigma della velocità e quello, più lento e contemplativo, dell’immagine statica.
È una doppia anima che racconta molto dell’identità digitale del Paese: un pubblico sempre più orientato al consumo rapido dei contenuti, ma ancora legato al valore estetico e narrativo della fotografia.
Un equilibrio fragile ma significativo, che spiega perché Instagram — pur spingendo sui Reels — continua a basarsi anche sulla forza visiva dei post fotografici.



