Influencer AI, perché sempre più aziende li stanno utilizzando.

Le aziende stanno iniziando a utilizzare influencer generati dall’intelligenza artificiale per promuovere prodotti e servizi sui social network. Non si tratta più soltanto di avatar virtuali dichiarati, ma di persone apparentemente reali che raccontano esperienze, mostrano prodotti, realizzano recensioni e pubblicano contenuti che sembrano creati da normali consumatori.
Un’indagine del Guardian ha evidenziato diversi casi di aziende che hanno sperimentato questa soluzione nelle proprie attività di marketing, utilizzando volti artificiali per campagne pubblicitarie, dimostrazioni di prodotto e contenuti in stile UGC (User Generated Content). I casi specifici sono ancora limitati, ma il fenomeno sta attirando attenzione perché potrebbe rappresentare una nuova fase dell’influencer marketing.

Realizzare contenuti per i social richiede normalmente fotografi, videomaker, modelli, creator, location e attività di post-produzione. Con l’intelligenza artificiale gran parte di questi costi può essere ridotta o eliminata.

Per molti brand, soprattutto quelli che producono grandi quantità di contenuti per campagne pubblicitarie, l’IA rappresenta la possibilità di creare rapidamente immagini e video senza dover organizzare servizi fotografici o collaborazioni con influencer tradizionali. C’è poi un secondo elemento: il controllo.
Un avatar generato artificialmente non cambia idea, non pubblica contenuti controversi, non modifica le condizioni economiche di una collaborazione e non espone il marchio a possibili problemi reputazionali legati alla propria vita personale.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, alcune aziende stanno utilizzando questi strumenti soprattutto per produrre contenuti che simulano recensioni spontanee, testimonianze di clienti e video dimostrativi. In pratica, una parte di quel mercato che negli ultimi anni era stato occupato dagli UGC creator potrebbe progressivamente essere affiancata da contenuti generati artificialmente.

La questione più delicata non riguarda la qualità dei contenuti, ma la loro natura.

Molti utenti potrebbero non accorgersi di trovarsi davanti a una persona inesistente. Secondo una ricerca citata dall’associazione dei consumatori Which?, il 70% delle persone non riesce a distinguere correttamente tutti i contenuti autentici da quelli generati artificialmente.
Per questo motivo diverse organizzazioni chiedono maggiore trasparenza quando un brand utilizza influencer creati dall’intelligenza artificiale per promuovere un prodotto.
Attualmente, almeno in diversi mercati, non esistono obblighi specifici che impongano alle aziende di segnalare chiaramente la presenza di influencer artificiali all’interno delle campagne pubblicitarie. I regolatori si concentrano soprattutto sul rischio che il contenuto possa risultare ingannevole per il consumatore.

È proprio su questo punto che interviene l’Unione Europea.

L’AI Act introduce infatti obblighi di trasparenza per i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. Le disposizioni dedicate ai cosiddetti deepfake prevedono che immagini, video e contenuti sintetici debbano essere chiaramente identificabili come tali.
L’obiettivo non è vietare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella comunicazione e nel marketing, ma garantire che gli utenti sappiano quando stanno interagendo con contenuti creati artificialmente.
Per il settore pubblicitario potrebbe essere un passaggio importante. Se oggi un avatar generato dall’IA può essere percepito come una persona reale, in futuro le aziende potrebbero essere chiamate a dichiarare in modo più esplicito la natura sintetica dei contenuti utilizzati.

La crescita degli influencer AI non rappresenta soltanto una novità tecnologica.
Per il marketing apre una riflessione più ampia sul rapporto tra efficienza, autenticità e fiducia. Da una parte le aziende trovano strumenti più economici, scalabili e facilmente controllabili. Dall’altra cresce la richiesta di trasparenza da parte di consumatori e regolatori.

La vera sfida non sembra essere se l’intelligenza artificiale entrerà nell’influencer marketing. In molti casi lo ha già fatto. La questione è capire quanto chiaramente i brand saranno chiamati a dichiararlo.

Fonte: The Guardian

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