mercoledì 11 Marzo, 2026

Meta avrebbe creato un “manuale segreto” per depistare i controlli sui post truffa.

Secondo documenti interni visionati da Reuters, Meta avrebbe messo a punto un “playbook” per gestire le verifiche sui contenuti pubblicitari sospetti su Facebook e Instagram, con l’obiettivo di rendere i post fraudolenti “meno rintracciabili” da autorità e regolatori.

Dalle informazioni raccolte dall’agenzia, il colosso di Mark Zuckerberg avrebbe reagito alle pressioni dei governi, in particolare quello giapponese, avviando una doppia strategia: da un lato la rimozione dei contenuti illegali, dall’altro una riduzione della loro “visibilità” all’interno della Ad Library, la banca dati pubblica degli annunci Meta.

Questa tattica, scrive Reuters, sarebbe servita a “migliorare la percezione” dell’efficacia di Meta nella lotta alle truffe, senza tuttavia risolvere del tutto il problema. L’obiettivo, secondo le carte interne, sarebbe stato quello di “rendere i contenuti problematici non rintracciabili” per “regolatori, investigatori e giornalisti”.

L’iniziativa, testata inizialmente in Giappone, sarebbe poi entrata in un “manuale operativo globale” per affrontare le autorità anche in altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Europa, India e Brasile. Il documento descriverebbe come Meta avrebbe cercato di posticipare l’adozione di norme più stringenti, in particolare quelle sulla verifica universale degli inserzionisti, ritenute costose e potenzialmente dannose per i ricavi pubblicitari.

Un ex investigatore interno, Sandeep Abraham, avrebbe definito l’operazione “teatro regolatorio”, sostenendo che il sistema di trasparenza sarebbe stato manipolato per mostrare risultati più “puliti”.

Un portavoce dell’azienda, Andy Stone, ha respinto le accuse, dichiarando a Reuters che “rimuovere annunci fraudolenti non è un comportamento ingannevole” e che il lavoro di verifica procede in modo costante. Secondo Stone, la società avrebbe ridotto del 50% le segnalazioni di truffe nell’ultimo anno, fissando obiettivi globali per abbattere i casi più gravi.

Meta avrebbe inoltre sottolineato che la verifica degli inserzionisti è solo una delle molte misure impiegate per ridurre le frodi, e che il costo di un sistema universale di verifica – stimato internamente in circa 2 miliardi di dollari – sarebbe eccessivo rispetto ai benefici.

Reuters riporta che la società avrebbe riconosciuto internamente che gli inserzionisti non verificati rappresentano una quota significativa dei problemi sulla piattaforma. In alcuni Paesi, come Taiwan, la regolamentazione più severa avrebbe ridotto drasticamente i casi di truffe online, ma anche spostato gli stessi annunci verso altri mercati meno controllati.

Secondo il materiale visionato dall’agenzia, Meta avrebbe definito il rischio di essere obbligata a verificare tutti gli inserzionisti “un evento da cigno nero”: improbabile, ma potenzialmente devastante per i profitti.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Reuters, diversi governi – tra cui quelli di Singapore, l’Unione Europea e gli Stati Uniti – avrebbero chiesto chiarimenti a Meta. In Europa, la Commissione avrebbe formalmente domandato informazioni sulla gestione degli annunci fraudolenti, mentre in America due senatori avrebbero sollecitato la SEC e la FTC ad avviare un’indagine.

Meta, dal canto suo, sostiene di collaborare con le autorità e di non aver mai cercato di ostacolare la regolamentazione.

Fonti: documenti interni Meta visionati da Reuters (Jeff Horwitz, dicembre 2025 – gennaio 2026)

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