mercoledì 11 Marzo, 2026

Meta avrebbe disattivato oltre mezzo milione di account dopo il divieto per under 16 in Australia.

Secondo quanto riportato dal Guardian, Meta avrebbe rimosso più di 540.000 account di utenti minorenni nelle prime settimane di applicazione del divieto per gli under 16 sui social in Australia.

Dal 4 all’11 dicembre 2025, l’azienda avrebbe disattivato 330.639 profili Instagram, 173.497 su Facebook e 39.916 su Threads, per un totale di 544.052 account che, secondo i controlli interni, apparterrebbero a utenti sotto i 16 anni.

Meta ha definito l’operazione un “processo multilivello” in evoluzione, riconoscendo che non esiste ancora uno standard affidabile per la verifica dell’età online.

Il provvedimento si inserisce nel quadro della nuova legge australiana che vieta ai minori di 16 anni di utilizzare dieci piattaforme social, tra cui Twitch, TikTok, YouTube, Reddit, Instagram e Facebook.

Nonostante le rimozioni, la misura sembrerebbe tutt’altro che perfetta. Molti adolescenti avrebbero aggirato i controlli ricorrendo a piccoli trucchi, come l’uso di filtri, luci o date di nascita false.
Secondo l’opposizione, “molti profili under 16 non sono stati eliminati, e altri sono già tornati online”.

La shadow minister delle comunicazioni, Melissa McIntosh, ha definito il rollout del divieto “un fallimento”, aggiungendo che gli strumenti di verifica “si sono rivelati ridicolmente facili da ingannare” (avevo parlato dell’era delle restrizioni qui).

Nel frattempo, alcuni giovani avrebbero già migrato verso piattaforme non incluse nella lista ufficiale, come Yope o Lemon8, spingendo il governo a valutare un’estensione del provvedimento.

La misura australiana rappresenta un test osservato con attenzione anche in altri Paesi. Nel Regno Unito, il governo laburista sarebbe sotto pressione per adottare un divieto analogo, mentre i conservatori si sarebbero già detti favorevoli.

Meta, pur dichiarandosi conforme alla legge, avrebbe invitato il governo australiano a “collaborare con l’industria per trovare soluzioni migliori rispetto a un divieto totale”, sottolineando la necessità di strumenti più equilibrati per garantire esperienze online sicure e adeguate all’età.

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