Meta è davvero entrata nella sua fase di declino? I segnali secondo un’analisi americana.

Per anni Meta è sembrata inattaccabile. Facebook, Instagram e WhatsApp hanno costruito uno degli ecosistemi digitali più potenti della storia recente, capace di influenzare politica, informazione, pubblicità e cultura popolare globale. Oggi però qualcosa sembra essersi incrinato.
Secondo un’analisi pubblicata dal The New York Times, Meta starebbe entrando in una fase di lento declino, simile a quella vissuta in passato da giganti del web come AOL e Yahoo. Non un crollo improvviso, ma una progressiva perdita di centralità, reputazione e capacità di innovazione.
Il primo segnale arriva proprio dai numeri. Negli ultimi risultati finanziari pubblicati a fine aprile, Meta ha registrato per la prima volta una lieve flessione degli utenti attivi giornalieri: da 3,58 miliardi a 3,56 miliardi. Una variazione minima, ma simbolicamente importante per un’azienda che ha costruito la propria forza sull’espansione continua della propria base utenti.

Negli ultimi cinque anni, Meta ha investito enormi quantità di denaro in progetti che finora non hanno prodotto i risultati sperati.

Tra il 2021 e il 2026, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg avrebbe speso circa 80 miliardi di dollari sul metaverso, puntando su visori VR e mondi virtuali popolati da avatar digitali. Un progetto che non è mai riuscito a trasformarsi in fenomeno di massa. Dopo il rallentamento del metaverso, Meta ha accelerato sull’intelligenza artificiale, investendo circa 100 miliardi nello sviluppo di modelli AI open source. Anche in questo caso, però, secondo l’analisi del New York Times, i risultati sarebbero rimasti inferiori rispetto ai competitor principali del settore. La società avrebbe poi investito altri 14 miliardi per acquisire nuovi team e recuperare terreno nella corsa all’AI, annunciando ulteriori investimenti da almeno 115 miliardi di dollari nel prossimo anno. Parallelamente cresce anche il debito. Secondo il quotidiano americano, Meta avrebbe chiuso il 2025 con 59 miliardi di dollari di debito a lungo termine, il doppio rispetto all’anno precedente.

Mentre aumenta la spesa per AI e nuovi progetti, Meta continua a fare affidamento sul proprio business storico: la pubblicità.

Nel primo trimestre del 2026 l’azienda avrebbe aumentato il numero di annunci mostrati sulle proprie piattaforme, alzando contemporaneamente i prezzi per gli inserzionisti. Una strategia che ha fatto crescere il ricavo medio per utente del 27%, ma che potrebbe rendere l’esperienza sulle piattaforme sempre più affollata e meno sostenibile nel lungo periodo.
Facebook resta ancora uno dei prodotti digitali più utilizzati al mondo, ma da tempo vive un problema di percezione culturale, soprattutto tra i più giovani. L’articolo del New York Times paragona questa fase a quella vissuta da Yahoo o AOL negli anni del declino: piattaforme ancora enormi, profittevoli e operative, ma ormai considerate meno rilevanti culturalmente.

A complicare il quadro ci sono anche i procedimenti giudiziari. A marzo Meta e YouTube hanno perso una causa pilota legata agli effetti psicologici delle piattaforme sui minori, con accuse relative a dipendenza, ansia e problemi di autostima.

Secondo il report, restano aperti oltre 100 mila procedimenti simili negli Stati Uniti.
Nel frattempo Meta continua a ridurre personale anche in aree considerate sensibili, come moderazione dei contenuti, sicurezza e controllo dell’intelligenza artificiale. Una scelta che, secondo i critici, potrebbe aumentare la diffusione di truffe, deepfake e contenuti illegali sulle piattaforme.
Nonostante tutto, Meta rimane una delle aziende più potenti del mondo digitale, con circa 200 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari annuali e una quota significativa del mercato globale advertising. Ma il punto sollevato dall’analisi è un altro: anche i giganti del web, a un certo punto, iniziano lentamente a perdere slancio.

Fonti: New York Time

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