L’industria tech è esplosa. Ma l’Europa? Quasi sparita. È il verdetto impietoso del Wall Street Journal, che in un’inchiesta shock mette a nudo il declino tecnologico del Vecchio Continente. Mentre Stati Uniti e Cina investono miliardi in AI, chip e innovazione, Bruxelles affonda tra burocrazia, leggi paralizzanti e una cultura anti-rischio.
Il confronto è imbarazzante: Apple da sola vale più dell’intero mercato azionario tedesco. Solo 4 aziende europee tra le top 50 tech globali. Nel quantum computing e nell’IA generativa? Europa assente.
Startup soffocate da normative: il 40% del budget IT va in burocrazia, e il 66% delle imprese non capisce nemmeno l’AI Act. Invece di innovare, le aziende europee pagano consulenti e compilano moduli.
Il risultato? I migliori cervelli fuggono. Chi resta, si scontra con regole assurde, tassazione demotivante e capitali scarsi. L’esempio lampante è quello di Thomas Odenwald, veterano della Silicon Valley: tornato in Germania per aiutare una startup IA, è scappato dopo due mesi.
Draghi è stato chiaro: senza un ecosistema tech competitivo, l’Europa affonda. Ma intanto le migliori startup vengono acquisite dagli USA o emigrano: DeepMind, Deliveroo, Bird, Mistral AI… la lista cresce.
Il problema? Non solo regole. In Europa, l’ambizione è sospetta, il fallimento è uno stigma, e l’obiettivo è “fare 50 milioni”, mentre in America non si parla sotto il miliardo.
E mentre Washington crea unicorni e Pechino stacca assegni, l’UE produce regolamenti. Se non cambia rotta, il suo unico futuro sarà quello di fare da arbitro… nel gioco degli altri.



