Shenzhen, il laboratorio tecnologico dove l’innovazione rischia di trasformarsi in controllo.

Cina tech

Shenzhen è una delle città che meglio raccontano la trasformazione tecnologica della Cina. Negli anni Settanta era poco più di un villaggio di pescatori. Oggi è una megalopoli da oltre dieci milioni di abitanti, sede di aziende come Huawei e Tencent, il gruppo che controlla WeChat.
Visitare Shenzhen significa entrare in una realtà dove la tecnologia è presente in ogni momento della vita quotidiana. Taxi a guida autonoma, robot camerieri, droni, pagamenti digitali, riconoscimento facciale, mini-program integrati nelle app: tutto funziona attraverso lo smartphone.
In Cina il cellulare non è più soltanto uno strumento. È diventato il centro della vita digitale.
Con WeChat si può fare praticamente tutto: pagare nei negozi, prenotare servizi, chiamare un taxi, acquistare biglietti ferroviari, comunicare, lavorare. In molte città cinesi è possibile uscire senza portafoglio. Farlo senza smartphone, invece, diventa quasi impossibile.

Negli ultimi anni la Cina ha costruito uno degli ecosistemi digitali più avanzati al mondo. Shenzhen ne è il simbolo più evidente.

Nel distretto di Huaqiangbei, considerato il più grande mercato elettronico del pianeta, si trova qualsiasi tipo di dispositivo o componente hi-tech: smartphone, droni, robot, sensori, componentistica avanzata, accessori elettronici. Anche i servizi quotidiani mostrano un livello di digitalizzazione molto superiore a quello europeo. I robotaxi vengono già utilizzati nelle grandi città. Nei ristoranti i camerieri robot sono sempre più diffusi. I pagamenti digitali hanno quasi sostituito il contante.
La tecnologia in Cina non appare come qualcosa di sperimentale o futuristico. È già parte della normalità quotidiana.

Accanto alla velocità tecnologica cresce però anche il tema del controllo.

La Cina dispone di uno dei sistemi di sorveglianza più estesi al mondo, con centinaia di milioni di telecamere presenti tra grandi città e aree rurali. Il Great Firewall continua inoltre a limitare l’accesso a molte piattaforme occidentali, mentre l’utilizzo delle VPN viene controllato sempre più rigidamente.
A questo si aggiunge il nuovo sistema di identità digitale nazionale annunciato da Pechino. La misura consente di accedere ai servizi online attraverso una credenziale digitale unica rilasciata dal governo.
Formalmente il sistema viene presentato come volontario e orientato alla sicurezza informatica. Tuttavia molti osservatori internazionali ritengono che possa aumentare ulteriormente la capacità di monitorare attività e comportamenti online.
Più servizi vengono centralizzati dentro un unico ecosistema digitale, maggiore diventa la possibilità di tracciare la vita digitale dei cittadini.

Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente chi visita città come Shenzhen è proprio la dipendenza dal digitale.

Trasporti, pagamenti, prenotazioni, traduzioni, mappe, comunicazioni: quasi ogni attività quotidiana passa attraverso applicazioni integrate tra loro. Anche i turisti occidentali raccontano quanto sia difficile muoversi senza smartphone o senza accesso costante alla rete.
La tecnologia porta indubbi vantaggi in termini di rapidità, efficienza e servizi. Ma allo stesso tempo crea una struttura dove ogni attività lascia tracce digitali.
La stessa tecnologia che semplifica la vita può anche aumentare la capacità di controllo.

La Cina mostra oggi uno scenario che molti Paesi osservano con attenzione. Da una parte c’è una capacità impressionante di innovazione e sviluppo tecnologico. Dall’altra emerge il rischio che strumenti pensati per migliorare la vita quotidiana possano trasformarsi in sistemi sempre più invasivi di monitoraggio sociale.

Ed è proprio questo uno dei grandi temi del futuro digitale: capire fino a che punto innovazione, sicurezza e controllo possano convivere senza compromettere libertà e privacy.

Fonti: Il Sole 24 ore, Wired.
Approfondisci il controllo tech esercitato dalla Cina in questo mio articolo: Mancata libertà di navigazione in Cina

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